Un bambino nudo in una piscina che insegue una banconota da 1 dollaro appesa ad un amo non è da considerarsi pedopornografia; lo ha stabilito pochi giorni fa il giudice Fernando Olguin in un tribunale della California, foro competente per la causa intentata da Spencer Elden, protagonista della foto oggi trentenne, diventato, a quanto pare suo malgrado, un’icona.
Se diciamo “Nevermind“, la prima cosa alla quale si pensa qual è?
Prima lo sfondo blu di acqua carica di cloro, poi il sorriso sornione di un bebè galleggiante nella stessa acqua, e infine il verde di una banconota. Questa è la famosissima copertina dell’album del ‘91 intitolato, appunto, ‘Nevermind’ dei Nirvana, band del compianto Kurt Cobain, citato in giudizio per il tramite della sua vedova Courtney Love insieme agli altri membri della band Dave Grohol e Krist Novioselic e all’autore della foto Kirk Weddle.
In tribunale

La causa giudiziaria puntava tutto sul significato da attribuirsi a quel corpicino nudo. Spencer Elden ha dichiarato oggi di essere sempre stato a disagio per quella foto, sostenendo che la stessa possa essere assimilata ad un contenuto pedopornografico. Un’opinione un po’ controversa, visto che lui stesso ha accettato di farsi ritrarre ancora in quella posa (se pure con un costume da bagno) in occasione del decimo, ventesimo e 25esimo anniversario dell’album; Elden poi non ha mai rifiutato l’appellativo di Nirvana baby, e in più di un’occasione ha mostrato con un sorriso sornione un tatuaggio in pieno petto con la scritta NEVERMIND; il suo avvocato Robert Y. Lewis ha spiegato come traumi di questo tipo hanno necessità di tempo per essere metabolizzati e quantificati. Ed eccola, la quantificazione del trauma: 150 mila dollari di risarcimento chiesti a tutte le parti che negli anni hanno partecipato alla produzione e distribuzione dell’album, per un totale di 17 persone se si considera anche il primo batterista della band Chad Channing, sostituito da Dave Grohl prima che il disco fosse registrato.
La storia della copertina
Per conoscere la storia della copertina di “Nevermind” e della sua foto bisogna risalire ad una festa in piscina organizzata nei primissimi anni Novanta, alla quale i genitori di Elden vennero invitati per far partecipare il piccolo Spencer, allora poco più che neonato al provino. L’idea della foto, nata da un particolare interesse suscitato in Kurt Cobain dopo aver visto un documentario sul parto in acqua, si proponeva di creare una sorta di continuità con il concetto dell’album precedente “In Utero’.
Pare che al quinto scatto da parte del fotografo Weddle, scelto proprio perché specializzato in immagini subacquee, il provino fu dichiarato chiuso. Non è chiaro se i signori Elden, una volta ricevuto il compenso di duecento (o duecentocinquanta) dollari, abbiano firmato alcuna liberatoria o fossero consapevoli della destinazione della foto. Quello che si sa è che l’amo, e la banconota, furono aggiunti artificiosamente solo in un secondo momento, dopo aver ragionato sul significato che si volesse far trasparire dall’immagine.

Critica al capitalismo o pedopornografia? Il giudice ha messo fine alla questione
Da sempre si è parlato di una critica al capitalismo, capace di ingannare i più ingenui; per Elden e suoi avvocati, invece, l’aggiunta della banconota alla foto, così come la mancata copertura delle parti intime che pare fu promessa ma non effettuata, porterebbe a far apparire il protagonista come un piccolo sex worker. La causa, oggi archiviata per scadenza dei termini per la presentazione delle opposizioni da parte dei legali del proponente, ha puntato sul concetto che se l’immagine fosse stata definita pornografica, qualunque possessore dell’album avrebbe potuto essere incriminato per detenzione di materiale pedopornografico.
E dopo aver provato a intuire come sarebbe oggi un disco dei Nirvana (qui l’articolo che parla del ‘Club dei 27’ e degli album ricreati artificialmente), viene spontaneo chiedersi che reazione potrebbe avere Kurt Cobain; troppo semplice immaginare un serafico “Nevermind”.










