Nel dizionario etimologico si legge che valore è virtù dell’animo che fa l’uomo eccellente in ogni cosa.
Ed è così, pur senza cercare di essere eccellente.
Quando il valore di un essere umano è attivo, quello stesso essere umano non fa nulla per mostrarlo e nemmeno se ne vanta, esso, infatti, illumina così tanto da dentro che si irradia in ogni cosa la persona metta in atto.
Il valore individuale è dato dalla somma delle sue qualità, talenti, doti, disposizioni ma non in senso monolitico e statico, bensì quando questi sono raffinati e portati a risplendere lungo il proprio percorso di vita.
Il fuoco che forgia un tale valore è quello dell’amore che sostiene l’esperienza e quel tanto di cura di se stessi che è necessaria per rispondere alle esigenze espressive personali. Non è mai egoismo, è amor proprio declinato nella disposizione a creare condizioni e fornire strumenti adatti alla realizzazione di sé.
Il valore si mostra nella presenza pacifica, nella gioia, nella capacità di ridere di sé, nel prendersi sul serio senza essere seriosi, nell’accettare le cose per come la vita le propone e con coraggio passarvi attraverso, ogni momento, anche quello buio e in ogni posto, anche il più impervio.
Il valore connette le sensibilità, per questo mi viene in mente la stupenda poesia di Erri De Luca che si intitola proprio Valore:
Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente
e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
Sebbene si concluda con una nota di amarezza, è valore lo sguardo sensibile alla vita, notare il riflesso della propria libreria sul vetro della finestra e vivere la propria capacità di curarsi delle piccole cose che assieme costituiscono la somma bellezza della vita stessa.
E poi mi fa pensare a una persona calma, limpida e luminosa, per dirla con Richard Bach in Illusioni, Avventure di un Messia Riluttante. Forse se un messia può permettersi di essere riluttante è proprio perché conosce il numero dei suoi carati e non è detto che sia saggio sbatterli in faccia a tutti in nome di quel fervore zelante che ha caratterizzato i messia, da quando esistono.
A volte è più necessario un essere umano consapevole e sereno, bilanciato e pacifico che il grande clamore dei miracoli. In fondo la vita è già un miracolo in sé. Quando scopriremo che li chiamiamo miracoli solo perché siamo ignoranti e non ne conosciamo i meccanismi, sarà il momento in cui avremo raggiunto la massima espressione della comprensione e la luce da dentro sarà uguale a quella di fuori.










