Se credete che il classico fumetto d’avventura sia ormai la reliquia di un passato destinato a non tornare, Christophe Blain è qui per dimostrare che vi sbagliate. L’occasione per farlo, è la pubblicazione da parte di Oblomov Edizioni dell’edizione integrale di Isaac il Pirata, originariamente pubblicato in Francia tra il 2001 e il 2005 in albi da circa cinquanta pagine nel tipico formato dell’editoria transalpina.
In questo lavoro, ambientato alla fine del XVIII secolo, fase terminale dell’epoca delle grandi esplorazioni e della pirateria, Blain concentra molti temi della narrativa d’avventura che ha conquistato diverse generazioni di lettori, attualizzandola e rendendola godibile anche per i giovanissimi. Scorribande e arrembaggi, terre incognite, amori laceranti, solitudine e nostalgia si mescolano in un insieme avvincente e armonico.
Isaac, protagonista principale ma non unico della narrazione è un pittore spiantato ma di un certo talento, la cui passione artistica è pari solo alla sua naiveté, che per una serie di circostanze, è convinto ad imbarcarsi su una nave pirata il cui capitano, Jean Manbasse, ha intenzione di circumnavigare il Sud America in direzione ovest per giungere a quello che ritiene essere un continente inesplorato e colmo di ricchezze. A partire da questo incipit, Blain porta avanti due intrecci separati ma interdipendenti: quello delle avventure a cui Isaac va incontro e quello di Alice, la sua fidanzata, rimasta sola e alle prese con la corte dell’aristocratico Philippe, invaghito di lei. Lo stesso Isaac è diviso tra l’esaltazione che le nuove esperienze da pirata causano in lui e la malinconia per la lontananza da Alice.
Il primo capitolo, “Le Americhe”, vinse il premio per il miglior albo a fumetti al prestigioso Festival di Angoulême nel 2002 ed ebbe delle ottime vendite, che si confermarono anche per gli albi successivi. Non è difficile capire il perché di un tale successo: le tavole de “Le Americhe”, forse il capitolo più riuscito, sono la dimostrazione dell’abilità di Blain nel costruire dialoghi coinvolgenti, che portano senza indugio il lettore all’interno della narrazione e al contempo tratteggiano con efficacia il carattere dei personaggi. Volendo fare un paragone azzardato, se Aaron Sorkin scrivesse un film di pirati, lo immaginerei simile a Isaac il pirata.
C’è poi il segno eclettico di Blain: ruvido, sintetico, a volte confinante con la caricatura per quel che riguarda i volti dei personaggi, per certi versi espressionista. In una storia che oscilla di continuo tra registri diversi, passando dalla leggerezza scanzonata delle gesta ribalde della ciurma di Manbasse e, specie nei capitoli “La capitale” e “Jacques”, al senso di sconfitta di chi vive come un reietto, una tale versatilità rende tutto più credibile. Negli ultimi capitoli, a volte il disegno ruba la scena al parlato in brevi scene mute in cui il raccontare procede dalla mimica dei corpi e dei volti disegnati senza bisogno di ulteriori spiegazioni.

Non mancano, infine, riferimenti e spunti di riflessione riguardanti il lavoro dell’artista.
“Vatti a prendere un taccuino e disegna tutti i giorni. Devi disegnare!”, intima ad Isaac il capitano Manbasse, che lo ha assunto anche per testimoniare con l’arte le sue imprese. Un brusco contrappasso per un artista che fino a poco tempo prima sembrava trascorrere il tempo in attesa di un’ispirazione divina quanto assente. Ed è esilarante la scena in cui i pirati, scoperto il talento di Isaac nel disegnare le donne, lo tempestano delle più improbabili richieste di “commissioni” in maniera non troppo diversa rispetto a quanto avviene nelle moderne fiere del fumetto.
Christophe Blain ha ridato vita alle storie di pirati con una scrittura brillante e moderna accompagnata da un disegno altrettanto dinamico, che non per caso, fanno di lui uno dei nuovi protagonisti del fumetto francese.










