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Il rumore di Bolotana. La capitale del metal sardo raccontata nel docufilm Rock And Bol

Di Maurizio Pretta
18/09/2021
in Cinema, Musica e spettacolo
Tempo di lettura: 5 minuti
Il rumore di Bolotana. La capitale del metal sardo raccontata nel  docufilm Rock And Bol

Passione, entusiasmo, riff estremi e una piccola dose di follia. Questo e altro emerge in ‘Rock And Bol – Il rumore di un paese al centro della Sardegna’, il docufilm ideato e scritto da Fabio Carta e Alberto Murru di MIS Factory, con la regia e il montaggio di Daniele Arca di Radar Films. Il cortometraggio racconta le gesta di un gruppo di giovani di Bolotana appassionati di musica alternativa, che con coraggio, duro lavoro e perseveranza hanno trasformato il festival “Rock And Bol” in un evento musicale di portata internazionale, che nell’ultimo decennio, seguendo in qualche modo l’esempio di Wacken e il motto “Faster Harder Louder” ( “Più veloce. Più pesante. Più rumoroso”), ha ospitato sul suo palco diverse band appartenenti al gotha del metal mondiale.

Bobby “Blitz” Ellsworth, frontman degli Overkill sul palco del Rock And Bol nel 2012. ( foto Paolo “Angus” Carta )

Bolotana, centro di circa 2500 anime abbarbicato sui monti del Marghine, vanta un patrimonio naturalistico, storico e archeologico, che, con le cascate di Mularza Noa, il nuraghe Tittiriola e la foresta di Badde Salighes impreziosita dalla graziosa villa ottocentesca costruita dal gallese Benjamin Piercy, attira annualmente parecchi visitatori ed escursionisti.

Tuttavia, negli ultimi lustri, il paese ha creato un’ altra attrattiva, che una volta l’anno richiama migliaia di seguaci del metal da tutta l’isola: il “Rock And Bol”.

Tutto è cominciato nel 2007 da un’idea di Aldo Ortu, che assieme ad alcuni amici con i quali condivideva la passione per la musica rock, metal, ska e punk, ha dato vita all’omonima associazione e, l’anno seguente, alla prima edizione del festival. I primi anni sono stati quelli dell’apprendistato e della gavetta, che hanno portato sul palco band della scena musicale alternativa italiana come Primochef del Cosmo, Red Ska, Vallanzaska e altre realtà isolane.

La svolta arriva nel 2010, quando i ragazzi dell’associazione incontrano Fabio Carta, fondatore dell’associazione Kuntra (manager e promoter originario di La Caletta che nel suo carnet vanta band del calibro di Kenze Neke, Train To Roots, Sikitikis, ecc.) che suggerisce di trasformare il festival in modo da creare qualcosa di unico nel panorama isolano, che in quegli anni abbonda di kermesse dedicate soprattutto al jazz, al reggae e al rock. L’dea di Carta è quella di dare vita a un festival metal, che in Sardegna manca dai tempi del cagliaritano “Steel Day”, è di portare a Bolotana gli adepti di un genere musicale ricco di mille sfaccettature e che nell’isola ha una nutrita e robusta schiera di appassionati.

Tatiana Shmailyuk dei Jinjer, band ucraina in scena a Bolotana nel 2019( foto Riccardo Melosu )

La partenza del nuovo “Rock And Bol” tirato a lucido in borchie e pelle, è di quelle al fulmicotone. Sul palco del bastione di Bolotana arrivano i Sepultura, storica band brasiliana di Belo Horizonte, che, seppure orfana dei fratelli Cavalera, rappresenta ancora uno dei più importanti ensemble del metal estremo mondiale.

Le successive edizioni servono a consacrare il festival nella sua nuova veste, come uno dei più importanti a livello nazionale. I nomi sono di tutto rispetto: dai californiani Exodus ai newyorkesi Overkill, dai milanesi Bulldozer, punta di diamante del metal tricolore, ai DragonForce, alfieri del power metal britannico, dagli svedesi Arch Enemy e Marduk, sino ai Cannibal Corpse, vera leggenda vivente del death mondiale. Sullo stesso palco trovano posto decine di altre band, fra le quali, almeno trenta sarde, che hanno modo di condividere una serata ad alto voltaggio con i mostri sacri del metal internazionale.

Come è stato possibile questo miracolo? E’ quanto viene raccontato nei 30 minuti del docufilm ideato e scritto dallo stesso Fabio Carta assieme ad Alberto “Bobo” Murru, di MIS Factory, prodotto da Ass, con la regia e il montaggio di Daniele Arca di Radar Films, la grafica curata da Antonio Deidda e il mix audio di Corrado Tolu. A spiegarlo sono i protagonisti, ovvero i volenterosi e battaglieri ragazzi dell’associazione bolotanese, che assieme a promoter, giornalisti e musicisti, parlano di un evento che non è solo un concerto, ma un movimento di persone che ha deciso di seguire questa comitiva di giovani entusiasti nel loro pazzo, bellissimo sogno, diventato ormai una solida realtà.

 Derrick Leon Green, frontman dei Sepultura durante il concerto del 2011. (foto Paolo “Angus” Carta )

“Raccontare con un documentario la storia di un festival rock come ‘Rock and Bol’ è stato veramente emozionante – ci ha detto Fabio Carta – . Negli ultimi 10/15 anni la provincia di Nuoro e buona parte della Sardegna ha perso moltissimi festival e vedere resistere un evento musicale così importante come quello di Bolotana mi fa credere che anche in una terra difficile e ‘lontana’ come la nostra è ancora possibile fare festival di questo tipo. Speriamo sia di auspicio per le nuove generazioni”.

Il docufilm verrà presentato in anteprima assoluta sabato 18 settembre al bastione di San Pietro a Bolotana. Alla proiezione seguirà il concerto dei giovani Black Board di Porto Torres e della storica metal band di Villasor dei Rod Sacred.

L’ingresso all’evento è libero e si può accedere mediante prenotazione a questo link.

(nella foto di copertina di Riccardo Melosu i Marduk )

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