Ambiente vintage, suoni raffinati e graffianti e una cura maniacale per la produzione sono gli ingredienti base di “Laying it Down”, primo EP firmato da Claudio Corona. Tastierista, compositore e produttore, classe ’73, di stanza a Londra dal 2004, esce con l’etichetta Vintage League Music di Boston, USA.

Claudio nasce a Cagliari e si avvicina alla musica da bambino col mandolino che però getterà tra le fiamme in breve tempo perché la sua grande passione è l’organo. Allo studio di questo strumento si affiancano altri tipi di tastiere, con particolare predilezione per l’organo Hammond, il Fender Rhodes, o il Clavinet e il Wurlitzer e altre meravigliose diavolerie a tasti che gli anni ’60 e ’70 ci hanno generosamente regalato. Nel 2010 consegue, sempre a Londra, la laurea con lode in pianoforte Jazz, completando lo spettro di sonorità che tasti bianchi e neri possono offrire a un tastierista. La carriera musicale inizia presto nella sua terra di origine, con molte esperienze di band, dal blues al funky e anche con produzioni originali assieme a band locali. Un settennio di immersione nei suoni più vicini alle sonorità folk sarde, avvicinano Claudio alla fisarmonica. Il percorso è lungo e in più, a un certo punto, la Sardegna gli va stretta. La sua è una storia interessante, ricca di aneddoti, per questo abbiamo pensato di farci raccontare qualcosa da lui.
L’INTERVISTA
Una volta ti ho sentito raccontare una simpatica storiella sul tuo essere nato in Sardegna e l’amore per una musica che con essa ha poco a che vedere. Ti va di dirla anche a noi?
Sì certo, la questione è questa: io sono un futuro neonato, in una culla con l’etichetta che riporta il mio nome e sono in una stanza assieme a centinaia di migliaia di altre culle di futuri neonati, tutti con la loro etichetta, e Dio ha una scrivania, tipo professore anni ’80, piena di cartelle con i dati di ogni nascituro. Il suo assistente prende la mia cartella, le deve comunque sbrigare tutte, e vede che ci sono i miei gusti musicali, cioè funk, blues, jazz, i posti da me preferiti per quel tipo di musica, America, UK, i nomi dei miei beniamini, Deep Purple, Led Zeppelin, Eric Clapton, Jack McDuff e dice a Dio: questo dove lo dobbiamo mandare? E Dio, impegnatissimo tra le sue scartoffie e anche mezzo arruffato, prende il mappamondo, lo fa girare, lo ferma con un dito, guarda dove sta puntando e dice: mandiamolo qui, in Sardegna. L’assistente ribatte: cosa? Sardegna? Ma dove? E Dio: Cagliari. Cagliari? Sicuro? E Dio: sì sì, dai che ci facciamo due risate! È il mio modo ironico per trasmettere la più grande sensazione di disagio che abbia provato nella vita, sentire che musicalmente, ovvero la mia vita professionale, fossi nel luogo più distante al mondo per le mie aspirazioni. È stata proprio questa enorme frustrazione a farmi decidere di andare via, non senza tristezza. Amo la mia terra, in Sardegna ho molti dei miei più cari amici, gli affetti e un tempo rilassato che a Londra mi sogno, ma sarei stato un musicista frustrato.
Dal tuo arrivo a Londra ad oggi hai messo in fila un’interessantissima serie di esperienze musicali, ci vuoi raccontare di quali vai più fiero e cosa ti ha fatto crescere come musicista?
Sicuramente lavorare con Paul Garner, chitarrista di blues affermato in UK, sono tra le mie prime soddisfazioni. Abbiamo avuto la fortuna di registrare tre dischi e organizzare due tour europei. È la prima band con cui ho cominciato a suonare i bassi con la mano sinistra sull’organo e vivere la musica da un altro punto di vista.
Un’altra bella esperienza è quella che sto facendo con Chris Corcoran, un bravissimo chitarrista di early blues. Recentemente è uscito il suo ultimo album, Inferno, ispirato dalla Divina Commedia del nostro Dante Alighieri, dove suono l’organo Hammond con i bassi. L’altra grande soddisfazione è che la metà del disco è stata registrata nel mio studio a Londra, il Retrofonica (www.claudiocorona.co.uk).

Con i Crowd Company, una band soul-funk di 8 elementi, ho avuto la bella opportunità di poter scrivere diversi brani che hanno circolato nelle radio in Europa e America. Per una serie di circostanze fortuite il nostro ultimo album “Lowdown” ha potuto ospitare la sezione fiati dei Lettuce, una band strumentale di funk Americano, molto affermata, e ho avuto la fortuna di scrivere le parti dei fiati e degli arrangiamenti. È stata una fantastica esperienza ed è la prima volta che sono apparso come produttore di un album, insieme a nomi illustri come Alan Evans e Robert Fleming.
Arriviamo a “Laying it Down”, puoi dirci come lo hai concepito e realizzato e come sei entrato in contatto con la Vintage League Music?
Cinque anni fa andammo a Boston, USA, a registrare un album con i Crowd Company.Fu quella volta che conobbi Alan Evans, batterista e produttore americano che suona con i Soulive, un trio funk strumentale incredibile. Vedere Alan all’opera nel suo studio mi diede quella spinta finale per incominciare a voler produrre musica nel mio studio. Alan registrò delle parti di batteria nel suo studio, e dopo averle sentite, mi venne in mente di cucirci sopra della musica. I quattro brani dell’EP Laying it Down sono stati registrati e mixati nel mio studio Retrofonica. Ho impiegato almeno un anno per finirlo. Sono il frutto della mia passione per l’estetica vintage. Ad opera finita chiesi ad Alan di masterizzarlo. Mi sono fatto coraggio e ho anche chiesto ad Alan, e Robert Fleming, se si poteva inserirlo nella loro VLM. La risposta positiva ha fatto avverare un mio piccolo sogno.
L’EP ‘LAY IT DOWN’
Questo lavoro di quattro brani interamente strumentali di Claudio Corona è una scheggia di energia pura, non solo i temi sono belli, accattivanti e si ricordano con facilità, ma è riuscito a portare nel 2021 l’atmosfera anni ’70 che caratterizzava alcune delle più belle colonne sonore dei telefilm americani, dando a questo lavoro la sua impronta originale. Gli arrangiamenti sono incredibilmente curati, molti suoni non fanno che armonizzarsi alla perfezione in un sound blending di grande equilibrio, lasciando distinti e ben ricevibili i suoni dei singoli strumenti. Il lavoro di produzione che lui stesso ha curato è stato di certo lungo e meticoloso.
In “Lay it Down” Corona suona tutti gli strumenti a parte la batteria che, come ci ha detto, è di Alan Evans.
L’EP si apre con Apollo 73, un funk mid-tempo che regala subito un ottimo solo di organo e suoni ricercati con cura. Più al fulmicotone è Lay it Down, che sfida anche il piede più pigro a restare fermo davanti a tanto groove. Drawbars tirati a puntino per ottenere sonorità decisamente più acide. Si torna a un mid-tempo con The Expanse, mentre in chiusura c’è la speciale Live Current, il cui tema portante è assegnato al piano. Non è facile scrivere in stile e Claudio ci riesce.










