Aver sapore. Non è forse ciò che serve nella vita?
Il sapore non si vede. No, infatti si sente.
E non puoi barare. Devi assaggiare, quantomeno.
Puoi riuscire a far sembrare saporita una pietanza, certo, magari impiattandola sapientemente e cospargendola di un qualche intingolo invitante, ma la resa dei conti te la dà il palato.
Palato ovvero esperienza. Esperienza quindi reale contatto con le cose. Fa così la vita, è anche vanitosa e le piace essere guardata e desiderata ma, sopra ogni cosa, vuole essere morsa. Morsa anche in senso di presa stretta. Allora cosa resta di tutta la costruzione esteriore se non solo un attimo di occhi luccicanti? L’esperienza è viva se ciò che esperiamo è reale e autentico, se non sembra ma è proprio ciò che è. Così è per il sale che, se sembra sale ma non sala, a cosa serve?
Gesù diceva, come riportato nel vangelo di Marco, “Il sale è buono; ma se il sale diventa insipido, con che gli darete sapore? Abbiate del sale in voi stessi e state in pace gli uni con gli altri”, mentre nel vangelo di Matteo questo discorso è riportato in maniera leggermente differente, con la celeberrima frase “Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini”.
La vita ama gli spiriti ardenti. Nella metafora, l’intensità del sale risulterebbe attenuata da una mancata esperienza diretta e vibrante, e ciò è nemico del reale vivere, della piena espressione personale. Senza la sapidità si perde perfino il senso di tanto fare.
Cosa ne sarebbe di uno chef stellato se, pur cucinando le migliori ricette, ne sbagliasse la sapidità?
Avere del sale in se stessi per stare in pace gli uni con gli altri. Il pensiero di Gesù lo trovo molto interessante perché credo fermamente che quando un individuo sia impegnato in una vita piena di senso, sapida e soddisfacente, non abbia da cercare il conflitto col prossimo. La sua dose di contatto vivificante ce l’ha con le sue esperienze e non è necessario cercare attrito col prossimo per avere un po’ di sapore.
Il reale gusto della vita sta nel proprio palato, non lo puoi rubare al palato di un altro.
E se conduci una vita gustosa non hai bisogno di sottrarre il sapore dalla vita dell’altro.
Ecco perché questo avere vissuto con un senso attivo ci restituisce uomini e donne pacifici, ciò di cui si ha maggiormente bisogno in un mondo flagellato da guerre, conflitti, rappresaglie.









