Era dai tempi dell’arrivo della strada ferrata e della locomotiva che i sardi non assistevano, a metà fra stupore e turbamento, a una novella diavoleria che in pochi lustri avrebbe rivoluzionato il settore dei trasporti isolano. In quelle giornate del maggio 1904 folle di curiosi si accalcarono in “su stradone”, la strada principale di ogni paese, la “carrozzabile” – come si diceva allora – dove transitava la prima automobile intenta a compiere un breve tour per le località sarde, che chiamavano con i nomi più strambi e bizzarri o con le circonlocuzioni più fantasiose. Di quel pioneristico viaggio organizzato dal Touring Club venne redato un diario di bordo grazie al quale, ancora oggi, assieme agli articoli della stampa periodica dell’epoca, possiamo conoscere i dettagli di un fatto epocale che avrebbe lentamente traghettato la Sardegna verso la modernità, ma che tuttavia non è stato mai troppo approfondito.
Le cronache narrano che il primo automobile – allora veniva usato il maschile – fece la sua comparsa in terra sarda nella città di Sassari nel 1901 e che questo fu il primo mezzo a tentare la traversata dell’isola, percorrendo la Carlo Felice alla volta di Cagliari ma arrestandosi in quel di Bonorva per l’impraticabilità della sede stradale che si presentava in pessime condizioni. Per il primo veicolo a motore “ufficiale” si dovette attendere invece il 1903, quando il signor Efisio Manunza di Sestu vinse, in una sottoscrizione a premi organizzata da una rivista alla quale era abbonato, una Benz Phaeton 20 HP costruita dalla Benz & Co, una della più antiche case automobilistiche fondata a Mannheim, nella Germania sud-occidentale, dall’ingegnere Karl Friedrich Benz, considerato il padre dell’autovettura. Tuttavia per poterla vedere in funzione passarono diversi mesi, quando il meccanico Mario Del Corvo divenne il primo chauffeur che fra le polveri delle strade del Campidano testò l’automobile, spingendosi fino all’allora folle velocità di 40 km orari.

La prima macchina a percorrere le strade isolane sarà invece un’Isotta Fraschini 16 HP, modello della Società Milanese Automobili Isotta, Fraschini e C. fondata a Milano il 27 gennaio del 1900 da Cesare Isotta e dai fratelli Vincenzo, Oreste e Antonio Fraschini.
Il viaggio venne ideato dall’allora direttore generale e primo presidente del Touring Club Italiano, Federico Johnson, eclettico viaggiatore, esploratore, speleologo e ciclista, che volle visitare la Sardegna con il proposito di scoprire e conoscere “un’isola interessante sotto diversi aspetti”, per intervenire al secondo Convegno Turistico Sardo indetto a Cagliari e per dimostrare de facto la praticità dell’automobile, con particolare riferimento al servizio postale, in una regione dove le distanze fra i paesi erano notevoli ma le strade si presentavano in ottime condizioni.
Ad accompagnare il signor Johnson per tutta la durata del tour furono Emilio Wulfing e il meccanico Vittorio Giovanzani, mentre per alcuni tratti fecero parte della comitiva i signori Achille Negri, Vittorio Michela e Ottone Brentari.
Il viaggio cominciò a Milano il 22 aprile del 1904 con il conseguente sbarco del 26 in Sardegna, al porto di Golfo Aranci, dal piroscafo Candia in arrivo da Civitavecchia. In 11 giorni a bordo dell’Isotta Fraschini, – “la dea alata” venne soprannominata – percorsero oltre 2700 chilometri di strada sterrata. Per i sardi, fino ad allora abituati a vedere soltanto cavalli, carri e carrozze, e da qualche anno le biciclette, la meraviglia fu tanta. Sbalorditi, guardinghi e inconsapevoli del nome di quella diavoleria, ribattezzarono l’affascinante e terribile mostro con i più diversi epiteti: “carrozza chenza cuaddu” e “carrozza e’ fogu” erano i più gettonati, ma anche “ottomobile”, “sottomobile”, “dottormobile” e “gattomobile” trovarono ampio spazio fra le innumerevoli storpiature.

Quando l’auto guidata da Federico Johnson giungeva nei centri abitati era accolta da folle entusiaste e festose, con i sindaci che organizzavano monumentali comitati d’accoglienza per dare il benvenuto ai touristi che dopo brevi soste e ricevimenti caratterizzati da “grande e gentile effusione” ripartivano turbando la quiete campestre del bestiame e dei pastori che sobbalzavano al rombo dell’auto come se avessero visto il demonio in persona e i contadini che rimanevano con la zappa sospesa, pietrificati e sgomenti alla vista di quel bislacco marchingegno.
Il giro in terra sarda cominciò dalla Gallura: Golfo Aranci, Terranova, Calangianus, Aggius, Tempio, Palau e una visita a La Maddalena e Caprera. Al ritorno il tratto Palau – Tempio fu percorso in un’ora e 37 minuti, mentre l’omnibus trainato dai cavalli per la stesso tragitto impiegava all’epoca circa otto ore.
Il giorno seguente fu la volta di Sassari – raggiunta attraversando Perfugas, Laerru, Martis e Osilo – e poi Alghero, Porto Conte, Villanova Monteleone, Bosa, Suni, Flussio, Tresnuraghes, Sennariolo, Cuglieri , Riola fino ad Oristano, e giù ancora a divorare la pianura del Campidano passando per Sardara, con soste a Sanluri, Villasor, Decimomannu, Assemini ed Elmas e il trionfale ingresso a Cagliari fra ali di ciclisti e cavalieri e un’immensa folla accalcata sulla via Roma.
In città, che in quel periodo sta vivendo gli anni della grande trasformazione baccareddiana col Bastione illuminato a gas e il nuovo palazzo civico in costruzione; una città che andava al cinema, a teatro e al caffè chantant, e dove in quei giorni si respirava l’ aria delle ” feste di maggio”. Così nei quattro giorni di permanenza, dal 30 aprile al 3 maggio Johnson e compagni furono accolti con tutti gli onori e poterono assistere alle celebrazioni e alla processione di Sant’Efisio, partecipare al Convegno Turistico Sardo e visitare i paesi dell’hinterland di Pirri, Monserrato, Quartu, Quartucciu e Selargius per poi raggiungere Iglesias e la miniera di Monteponi.
Il 4 cominciò il viaggio di ritorno attraverso la “strada nazionale” – l’attuale 128 – che passando per Monastir, Senorbì, Suelli, Mandas, Isili, Nurallao, Laconi, Meana, Atzara, Sorgono, Tiana, Ovodda, Gavoi, Sarule, Orani, Oniferi permise ai turisti di visitare le regioni centrali dell’isola; Trexenta, Sarcidano, Barbagie e Mandrolisai e di raggiungere Nuoro per poi fare una capatina anche Mamoiada e Fonni e proseguire passando da Illorai, Bottida, Bono, Bultei, Pattada, Ozieri e Oschiri, fino a Golfo Aranci dove li attendeva nuovamente il piroscafo Candia.
Nel settembre successivo Achille Negri ed Emilio Wulfing scrissero a Federico Johnson: ” Ospiti tuoi nel viaggio tuo automobilistico in Sardegna, conserviamo di quella gita, di quell’isola diletta, della gentilezza tua, una memoria incancellabile. Di quei giorni felici, di quelle gentili accoglienze, delle cortesie sarde, delle persone colà conosciute, abbiamo voluto conservare una memoria scritta anche sulla carta oltre che nei nostri cuori; ed abbiamo perciò, colla cooperazione di Ottone Brentari nostro compagno di viaggio, redatto questo opuscolo, che sia testimonio della gratitudine nostra verso di te, della gratitudine tua e nostra verso la Sardegna. Conserva sempre la tua cara amicizia ai tuoi affezionatissimi”. La missiva fu il prologo del memoriale di viaggio “Attraverso la Sardegna in automobile” ristampata anastaticamente nel 1990 dalla GIA Editrice di Cagliari e salvata così dall’oblio.

In quelle righe, come forse mai era accaduto in passato, come ha fato notare Giovanni Mameli nella prefazione, per una volta sia andava oltre gli stereotipi sulle genti sarde e sulla loro terra e nel racconto “nei confronti degli isolani c’è un atteggiamento di grande rispetto, quasi di ammirazione”. Una “missione di civiltà” affidata all’automobile e al motore, che cominciarono a diffondersi nell’isola pochi anni dopo, nel 1908, con l’inaugurazione della prima linea automobilistica che collegava il capoluogo col Sarrabus, la Cagliari – San Vito. Con tutta evidenza i suggerimenti, le osservazioni e le indicazioni del presidente del Touring Club sortirono effetti quasi immediati, dando il via alla storia dell’autotrasporto isolano.
Immagine di copertina con la foto scattata a Meana Sardo il 4 maggio del 1904 con l’auto e i turisti ritratti assieme al sindaco Giovanni Mura Agus. (Archivio Paulesu – Odetti)










