Non avrei saputo chiedere di meglio a questo weekend che partire con “Pink Noise”.
Per me basterebbe questo per farvi capire quanto sia bello, potente, interessante, intrigante, sexy, platinato, ottantoso, plasticoso al punto giusto, rotondo da scorrere su qualunque superficie, anche le più deteriorate dalle intemperie.
Per me basterebbe questo, ma so che per voi non è sufficiente e quindi andiamo con ordine.
Laura Mvula torna alle fresche stampe con il suo terzo album (dopo “Sing To The Moon” del 2013 e “The Dreaming Room” del 2016) gettandoci in faccia un secchio di vernice fresca scintillante che testimonia come certi ritorni portati avanti da ormai Big Celebrities come Dua Lipa o The Weeknd non siano solo casi di marketing ma anche buoni trend setter.
Non c’è nulla di stantio o di banale copia/incolla in questo album, anzi, se riesce a far smuovere un pachiderma del ballo come me che pochi minuti prima riascoltava vecchie glorie 90s del black metal più efferato allora c’è da fidarsi. Pop con la P maiuscola.
C’è spazio per Hit supersoniche, per ballate da sera d’estate (“Magical“) quando si usciva dopo il Festivalbar, e si provava a stare un po’ vicini ma non troppo alla persona che ci piaceva del gruppetto di amici.
C’è spazio anche per Simon Neil di Biffy Clyro in una meravigliosa “What Matters”.
In definitiva, 40 minuti di retro future mash up, che vi farà giocare ad indovinare i riferimenti del famoso decennio ultra godereccio da cui non si esce vivi, a meno che non si sappia risorgere.
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