In curabilis.
L’etimologia che risale alle origini latine della parola incurabile, ci fa un grandissimo regalo. Se il significato di incurabile è quello di non curabile, impossibile da curare e inguaribile, è pur vero che le cose possano essere viste anche in maniera diversa.
Credo che questo articolo possa ritenersi il cuore di Alfabeto Interno, perché non stiamo facendo altro, sin dalla prima edizione della rubrica, che guardare dentro per scoprire come quel dentro succede fuori.
E incurabile potrebbe anche essere interpretato come curabile da dentro.
La particella in, che indica la relazione fra contenente e contenuto, se usata come prefisso pone in essere una negazione, ma se vista nella sua completezza ci espone al rischio del miracolo.
E se non esistesse nulla di non curabile? E se, invece, in certi casi, a volte in molti casi, la cura dovesse partire da dentro? E se la manifestazione esteriore di un disagio, una malattia, una brutta e inguaribile affezione, fossero risolvibili da un diverso punto di cura?
Cura. Anche qui l’etimologia ci fa degli straordinari regali. Vi sono pareri differenti tra gli etimologisti, e li ringraziamo perché questo ci offre numerose possibilità e riflessioni più ampie. In un caso cura risale a còera o còira che a sua volta ha come radice cor, cioè il cuore. E cura nascerebbe da quia cor urat, ovvero ciò che scalda il cuore e lo aiuta a ridistribuire le energie nel corpo. I moderni ritengono che cura derivi dalla radice ku che dà origine a kau e kav, ovvero osservare.
Allora incurabile diventa curabile dentro, con uno dei più grandi strumenti, leggeri, invisibili, che lasciano libere le mani, che l’uomo abbia a sua disposizione: l’osservazione. Nella maggior parte dei casi è sufficiente osservare, che non è semplicemente guardare, ma dirigere lo sguardo con intenzione per trovare senza sapere cosa cercare, lasciando all’osservazione il compito di ricadere su ciò che dentro, magari in uno dei nostri angoli bui, si sta guastando.
In questo il calore del cuore sembra essere un ingrediente fondamentale, perché il magnetismo di un cuore riesce ad attrarre per convibranza e respingere per repulsione. Quanto più cuore, amore e calore vi è nell’atto dell’osservare, tanto più la cura sarà semplice e di effetto immediato.
Sembra facile? Non lo è. Ma forse basta che non sia impossibile. O magari che nella sua complessità, questa osservazione delle cose interiori, sia fatta con la sospensione del giudizio. Perché il giudizio, spesso spietato, che emerge da confronti impietosi con altri, che abbiamo introiettato in un sol boccone, o a cui siamo stati sottoposti, è ciò che complica tutto.
Complessità non significa complicazione. Può essere semplice affrontare la complessità, è sempre confusione e caos attraversare la complicatezza di una mente condizionata dai giudizi.
Quando la sentenza è “incurabile”, prima di gettare la spugna, provate a fermarvi, a guardare dentro, osservando senza giudizio e, con il sostegno dell’amore per voi stessi, forse potrete trovare la vostra cura e tornare a essere sani, funzionanti, grati, gioiosi nonostante tutto, nonostante voi stessi.
(Foto di Adam Nieścioruk)









