Le parole fanno da scudo, sono un’àncora preziosa a cui aggrapparsi nel momento in cui ci si ritrova in mezzo a una tempesta. E se alle tempeste si fa riferimento, è quasi inevitabile rendersi conto che la quotidianità ne è piena zeppa. Le parole sono in grado, soprattutto, di infondere speranza e di dare coraggio, spingendo chi le usa e chi le legge o le ascolta a non demordere: proprio questo è stato il fulcro dell’incontro ‘’Poeti nelle rime degli spari. Che poesia per bambini può esserci mentre si muore a Gaza?’’, uno degli appuntamenti più significativi del Festival Tuttestorie della direttrice artistica Manuela Fiori – all’Exma di Cagliari in via San Lucifero dal 30 settembre al 6 ottobre, giunto alla sua ventesima edizione avente come tema di quest’anno quello dell’inventario – andato in scena mercoledì primo ottobre, dalle 18 alle 19.20 nella Sala Zizù in compagnia di Bruno Tognolini e Cristina Bellemo, due tra i principali esponenti della letteratura per ragazzi vincitori entrambi del Premio Andersen.
La domanda che dà il nome all’incontro arriva diretta, forte e chiara più che mai: che poesia per bambini può esserci mentre si muore a Gaza? È una domanda che mette spalle al muro e che invita non solo a una riflessione attenta ma anche a una doverosa, ed estremamente necessaria, presa di posizione verso quanto sta accadendo al popolo palestinese. Un’occhiata ai numeri può aiutare a comprendere ancora di più la situazione di grande drammaticità che si ha davanti: oltre ventimila bambini palestinesi, come è possibile constatare nel bilancio diffuso da Save the Children il 6 settembre del 2025, sono stati uccisi dalle forze israeliane a Gaza da ottobre del 2023. In media, un bambino ogni ora. Sono dati numerici fatti di sangue, barbarie, crudeltà e senso di impotenza davanti a cui non si può, e non si deve, restare indifferenti.
A rompere il ghiaccio, davanti a un pubblico attento costituito da circa 100 persone, con un pizzico di ironia immancabile è Bruno Tognolini con queste parole: “Sembrerebbe un incontro pesante questo ma in realtà così non è. Tra pesante e leggero ci sono tantissime sfumature che non possono passare inosservate”. Il suo sguardo lucido e attento si focalizza sul modo di fare politica sempre più muscolare e aggressivo – con riferimento a Donald Trump e al suo ideologo Steve Bannon – che altro non fa se non inondare letteralmente la comunicazione di contenuti pessimi e fuorvianti. Subito dopo ci si sposta sull’analisi di alcuni tra i rappresentanti più iconici della poesia di tutti i tempi come, ad esempio, Rafael Alberti, Samuel Beckett e Salvatore Quasimodo. È la volta poi dell’analisi del concetto di ‘’speranza’’ articolato in due differenti direzioni: la speranza per amore e la speranza per forza.
Una volta terminato l’intervento di Tognolini, a prendere la parola è Cristina Bellemo che fa cominciare il suo ragionamento da una premessa fondamentale: “La penna che scrive la poesia è come l’aratro che solca il terreno. La poesia scava un solco che può ospitare dei semi oppure interrare delle mine”. Subito dopo aggiunge. “La poesia è una lingua capace e capiente, che ospita l’umano senza che nulla le sia estraneo. La poesia ospita tutto, persino la parola scabrosa e indicibile”. Si ragiona sul fatto che un poeta e una poetessa possano avere dubbi sul valore di quanto scrivono davanti a momenti terribili come il verificarsi delle guerre. Dubbi profondamente umani, leciti, che però non devono far sì che chi scrive si arrenda davanti alla ferocia di chi abusa del proprio potere per i propri interessi meschini.
Varie le poetesse e le opere citate da Bellemo tra cui spicca Jella Lepman, Mariangela Gualtieri, Oana Rodica Alexandrescu, l’opera ‘’Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza’’, la raccolta ‘’Chiodi’’ di Agota Kristof e, infine, ‘’Il pericolo di un’unica storia’’ di Chimamanda Ngozi Adichie. Autrici e opere che testimoniano la necessità di non restare in silenzio davanti ad atteggiamenti prevaricanti. “I bambini – sottolinea Bellemo – hanno bisogno della voce della poesia, in contesti come quelli di guerra ancora di più”. Si inserisce, a quel punto dell’incontro, nuovamente Bruno Tognolini che si pone una domanda molto rilevante: ‘’Dov’è finita la ‘’paideia’’ dei pedagogisti israeliani davanti ai bambini di Gaza?”. Prende di nuovo la parola Cristina Bellemo che afferma. “Scrivere la poesia, cantarla, soffermarsi su di essa è fondamentale perché grazie alla parola poetica nulla viene taciuto e tutto può essere ricordato”. Scrivere per ricordare, scrivere per resistere, scrivere per fare sentire la propria voce. Le parole conclusive di Bruno Tognolini sono un monito di cui fare tesoro. “Le parole fanno, sono ciò che ci permette di non arrenderci e di continuare, nonostante tutto”.










