In libreria vi imbatterete in un volumetto dalla copertina molto intrigante, una creatura alchemica che si compone di una foto, scattata dalla meravigliosa Daniela Zedda, e da un disegno molto rappresentativo dello stile di Antonio Marras. Il volume in questione è “La moda non è un mestiere per cuori solitari”, appena uscito per Bompiani, e a firmarlo è una delle più interessanti signore della moda italiana (e non solo): Patrizia Sardo Marras, moglie di Antonio ma, soprattutto, anima vibrante del brand e animatrice dello spazio culturale Nonostantemarras a Milano che, già dal nome, manifesta una decisa rivendicazione delle aree d’espressione tra due persone che si sono scelte in giovanssima età e che ancora si amano di un amore indissolubile, da film, da teatro, da romanzo, appunto.
“Per anni non ho saputo cosa scrivere nel mio biglietto da visita, sono quella che decide i temi delle collezioni e delle sfilate, scelgo con Antonio i tessuti, rivedo praticamente tutto. Dopo anni e anni ora ho la mia etichetta: capo ufficio stile”.
In questo libro Patrizia Sardo Marras racconta la sua avventura nella vita e nella moda, svela aneddoti divertenti, smonta parecchi clichè e ci offre uno spaccato del fare impresa in Italia e all’estero, con radici solide in Sardegna ma occhi sognanti verso l’universo e gambe pronte ad esplorarlo. Profumi, colori, persone, luoghi, affetti, animali, cose, sogni e ricordi si inseguono tra le righe di questa pubblicazione che è un po’ un diario privato e un po’ encicolopedia universale. Al suo interno infatti trovano spazio poeti, artisti, scrittrici, icone che appartengno all’immaginario collettivo ma soprattutto a chi sente e vive la diversità come un valore da condividere. Patrizia e Antono Marras sono attratti dal difetto, dal non finito, dall’imperfezione indice di personalità. Laddove un dettaglio civettuolo occhieggia dalle pagine una pronta autoironia, una leggerezza consapevole e una gran voglia di capire gli altri smorzano ciò che potrebbe sembrare privilegio per tramutarlo in un pensiero di gratitudine.
Ed eccolo qui il sistema moda, con i suoi inganni, le polemiche, “le insegne luminose che attirano gli allocchi”. Ecco Patrizia Sardo e Antonio Marras che volutamente camminano in bilico tra regalità e decadenza perché ciò che conta è la scoperta, la sperimentazione, non il successo e il denaro come li intendono i più. Chiamano stracci le loro creazioni, per non prendersi troppo sul serio, per mantenere alta la soglia della loro attenzione e del desiderio di contaminarsi ancora e ancora con tutto ciò che li affascina: un oggetto dimenticato, un’ improvvisa sferzata di colore, una musica. Molti miti cadono in questo libro e tanti invece impariamo a conoscerli con grazia e hanno nomi inaspettati, come la zia Tetenne, le cui gesta mitiche animano molte pagine in modo divertentissimo.
Ecco le scelte coraggiose, quelle giuste e quelle sbagliate al limite del suicidio professionale. Qualcuno ha detto che il re è nudo, qui a nudo c’è un’intera famiglia, che si compone di affetti a due e a quattro zampe per generazioni, basata su entusiasmo, visioni comuni e ogni sfumatura d’amore possibile. Questo libro è un grande abbraccio verso l’altro e sottolinea col legazzo rubio, la fettuccia che i Marras regalano ai loro amici più cari, anche ciò che proprio non piace, ciò che di storto ha il mondo, e con lui l’essere umano.
La moda è considerata frivola, superflua e superficiale, ma non lo è, o almeno non sempre. Dipende da come la si vive e da come la si fa, dipende da come si è. La verità è che la moda è offensiva se la si guarda solo come produzione massiva di cose senz’anima, come una catena di montaggio priva di etica. Ogni design è del resto un po’ così se lo si concepisce in questo modo. Ma può essere, invece, una generosa forma d’arte quando guarda alla danza, alla musica, all’arte, al cinema, arricchendosi di suggestioni. Ed è banale solo se passiamo sulla terra leggeri, e non nel senso letterario che piace a noi. Lo è quando inconsapevole dei conflitti in seno alla società, delle sue disuguaglianze, delle idiosincrasie, dei contrasti personali, degli ossimori e delle dissonanze.
Quando le abbiamo chiesto se è conscia di aver messo nero su bianco che la moda può essere anarchica e diversa, e che in questo modo è riuscita a incontrare il pensiero di tanti che nell’estetica cercano anche l’etica ci ha candidamente risposto: “Che domanda importante. Non lo so. La moda è così vasta e assurda che per muovermi abbiamo sempre fatto a modo nostro. In alcune università studiano il nostro caso, pensa, perché siamo un’eccezione e ci viene riconosciuto. Ammetto che non ho mai pensato troppo al contesto e non mi ha mai interessato far parte di certi giri, ho pagato alcune di queste scelte impopolari“.
Nessuno direbbe, guardandola, che Patrizia sia una persona semplice, e invece lo è. Anche disarmante nella sua totale sincerità, oltre che estremamente empatica, con persone e animali, da sempre. La cura e l’attenzione che mette nei dettagli fanno di lei una persona eccentrica e allo stesso tempo di una grande familiarità. Dissacrante al punto da condivere col pubblico aneddoti privati, sensazioni personali, episodi spiacevoli, come l’intervento al cuore e le cadute da cavallo, ma anche buffi come quando il figlio maggiore, ancora bambino, le ha consegnato un biglietto ben ripiegato con aria molto compita. Sul biglietto c’era scritto “Aprimi” e dentro, rivolto ai genitori, “Non mi siete per niente simpatici”.
“La moda non è un mestiere per cuori solitari” è un libro sulla moda (con tanto di piccola legenda per i non addetti ai lavori) ma che sa anche essere ferocemente anti moda. Si dice che dietro un grande uomo ci sia una grande donna. Educatamente dissentiamo. Patrizia non è solo moglie e madre, nè solo una musa attiva, fucina di ineasauribili idee. Patrizia è il legazzo rubio che unisce tutto e tutti coloro che gravitano intorno al mondo Marras, legame che torna nella loro vita come in questa recensione. Patrizia è il cuore, il volto, il braccio armato e la sua penna gentile non nasconde nulla, per eccesso di onestà o per sfrontata lucida follia. Poco importa, quel che importa è che il tema del viaggio, fisico e mentale, che caratterizza da sempre il marchio, le appartiene e la riguarda in primissima persona.
E, cosa ancora più importante, è che questo viaggio, anche nelle sue tappe esotiche e mete in apparenza esclusive, è raccontato con entusiasmo mai elitario. E’ un viaggio condiviso, per cui, se ci stringiamo un po’, possiamo starci tutti.
La fotografia è dell’indimenticabile Daniela Zedda, alla quale Patrizia Sardo Marras ha dedicato il libro










