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“Senza il volontariato molte cose andrebbero peggio”. Il presidente della Croce Rossa Rosario Valastro in Sardegna il 28 e 29 marzo

Di Carlo Argiolas
25/03/2025
in Comunicazione e società, Interviste
Tempo di lettura: 5 minuti
“Senza il volontariato molte cose andrebbero peggio”. Il presidente della Croce Rossa Rosario Valastro in Sardegna il 28 e 29 marzo

L’ultima visita in Sardegna risale al 2012, tempi in cui Rosario Valastro guidava il settore giovani della Croce Rossa Italiana. Ora a distanza di oltre un decennio ritorna nell’Isola, ma questa volta con un bel salto in avanti nel ruolo assegnatoli: quello di presidente nazionale, carica che ricopre dal 2023. “Dallo scorso anno ho avviato un giro tra le provincie e le regioni italiane per conoscere di persona i volontari, ascoltarli e con loro fare il punto del lavoro svolto sul territorio” afferma Valastro, impegnato dal 28 marzo in un vero e proprio tour de force che lo condurrà in visita ai comitati di Olbia, Padru, Nuoro, Bosa, Oristano, e il giorno seguente a Cagliari a partire dalle 9.30 nella sede di viale Merello. “In tutta la Sardegna c’è una professionalità elevata e desidero conoscere meglio le forze che operano sul campo”, ha sottolineato il presidente durante una chiacchierata qualche giorno prima del suo arrivo nell’Isola sui temi di volontariato, diritti e solidarietà.

Nel nostro Paese il volontariato è più presente al Nord che al Sud, anche se regioni come Sardegna e Basilicata mostrano numeri superiori alla media nazionale.

“Per quanto ci riguarda la Croce Rossa ha una capacità di attrazione che ancora si mantiene bene grazie ai nostri 150 mila volontari, dato confermato anche nel 2024”.

Il mondo del volontariato organizzato da qualche anno ha perso però per strada un milione di adesioni: prima erano sei milioni mentre ora sono cinque.

“Il calo c’è stato ed è un dato che deve far riflettere. In ogni caso c’è da dire che senza il volontariato molte cose andrebbero peggio”.

La popolazione invecchia e i giovani sono meno rispetto a qualche decennio fa: ha inciso anche questo?

“Si. Riguardo i giovani molti vivono una condizione di precarietà, di incertezza per il futuro, oppure sono attirati da altro. Nella nostra associazione fortunatamente l’adesione è più che buona”.

L’ascensore sociale si è rotto forse definitivamente, o meglio, continua a funzionare ma solo in discesa.

“Quando vengono date le possibilità il traguardo diventa alla portata, ma oggi non tutti le hanno e le difficoltà aumentano ogni giorno. C’è poi da tenere conto del livello di povertà, diventato ormai altissimo, unitamente al fatto che i salari in Italia, dal 2008 a oggi, hanno subito la perdita più alta del potere d’acquisto tra i paesi del G20″.

Oltre a operare in campo sanitario, in quello emergenziale e nell’assistenza ai bisognosi, quali progetti portate avanti?

“Abbiamo parecchi progetti informativi in vari settori. Uno di questi riguarda il tema della violenza sulle donne che curiamo attraverso gli sportelli sociali presenti in più di mille comuni italiani e realizziamo con operatori specializzati. In Piemonte abbiamo una casa creata apposta per le vittime di questo genere di violenza, e a Roma è attivo un progetto anche questo per dare riparo alle donne che subiscono violenze”.   

Viviamo in una società piena di rancore, dove si va a caccia di un bersaglio su cui scaricarlo: senzatetto, immigrati, persone deboli, chi ha idee politiche o religiose diverse dalle nostre.

“La nostra società è sempre più divisa e meno attenta all’altro. Andiamo alla ricerca di chi pensiamo sia la causa dei nostri problemi, invece di tentare di risolverli insieme. Questo porta a un indebolimento delle comunità”.

Nel marzo di cinque anni fa il Covid stravolse le nostre vite: come ricorda quel periodo dato che è stato in prima linea durante l’emergenza?

“Come qualcosa di devastante. Bisognava mettere da parte il proprio stato d’animo per coordinare nel modo migliore la Croce Rossa, di cui ero vice presidente. Chi si trova nelle posizioni di vertice deve mantenere una certa freddezza da tutto ciò che lo circonda. Gestire bene le risorse umane e materiali significa poter aiutare un numero maggiore di persone”.

Lei è avvocato, tanti si dimenticano che la solidarietà è richiamata nell’art. 2 della Costituzione.

“Penso che l’articolo 2 della Costituzione sconti proprio il fatto di essere l’art 2. Si passa dall’art. 1 che è il pilastro e si arriva all’art 3 in cui si esprime il principio di eguaglianza, senza il più delle volte pensare che l’art. 2 fa riferimento ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale, e alle formazioni sociali nelle quali si svolge la personalità del singolo. Formazioni come la famiglia, la scuola, i partiti politici, i sindacati, le comunità religiose, le associazioni di volontariato, di tutela dell’ambiente, ricreative e sportive. Dà importanza al fatto e al diritto di vivere insieme, e al pensare bene anche da singoli. Su questo aspetto ci si sofferma di meno”.

Negli ultimi tempi il Diritto internazionale umanitario viene calpestato continuamente.

“Purtroppo abbiamo assistito in maniera eclatante come il Diritto internazionale umanitario venga vissuto da alcuni Stati come qualcosa che ha fatto un po’ la storia e basta, come se si applicasse soltanto nei confronti di alcuni e non di altri, mentre invece la sua applicazione ha significato e significa tutt’ora salvare vite. Noi non ci stancheremo mai di denunciare le sue violazioni, invitando gli stati a rispettarlo sempre e in ogni caso”  

Il futuro del volontariato passa anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie?

“Certamente. Sono strumenti utilissimi per rispondere alle crescenti esigenze delle comunità. La pandemia ci ha fatto capire maggiormente che se vogliamo operare bene dobbiamo essere competenti anche in questo campo”.

Il 15 giugno la Croce Rossa Italiana compirà 161 anni.

“Sarà un compleanno che ci vedrà come sempre vicini alle persone più vulnerabili e impegnati a creare comunità più forti”.  

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