Il jazz è morto? Ciclicamente se lo chiedono in tanti. Magari ammettono che è stata la musica più bella, o tra le più belle del Novecento, ma adesso non più, relegandola così nella propria torre d’avorio, rifugio privilegiato di quelli che Theodor Adorno avrebbe chiamato “ascoltatori risentiti”. Resta il fatto però, che in nessun altro Paese al mondo si tengono tanti festival jazz come in Italia, e che nessun’altra regione come la Sardegna ne ospita una moltitudine ormai da anni. A iniziare dallo storico Jazz in Sardegna: conclusosi a novembre nel capoluogo sardo con un buon successo di pubblico, gli organizzatori iniziano ora a spargere qua e là qualche bel concerto, in attesa della programmazione vera e propria che arriverà dopo l’estate.
Il nome più importante tra quelli che sbarcheranno in questi mesi è senz’altro quello di Ernie Watts. Tenorsassofonista dal fraseggio forte, ricco di sincopi brucianti, sequenze a pioggia, spesso aritmiche, e dalle armonie sghembe, sbarcherà al Teatro Massimo di Cagliari il 19 marzo. Watts, che ha avuto in Ben Webster il principale punto di riferimento, ma che ha saputo guardare anche alla lezione di altri giganti come Coltrane e Rollins, salirà sul palco in compagnia di un ottima formazione composta da Niels Lan Doky al pianoforte (collaborazioni che vanno da Metheny a Scofield, passando per Joe Henderson e Michael Brecker), Felix Pastorius al basso (figlio del leggendario Jaco), Harvey Mason alla batteria, al fianco di Herbie Hancock nello storico album Head Hunters del 1973 e nella stesura del celebre brano Chameleon, nonché drummer per James Brown, Bjork, Celine Dion e altri ancora. Oltre ad aver suonato con un’infinità di jazzmen importanti, Watts, che i jazzofili di buona memoria ricorderanno negli anni Novanta a Oristano con Charlie Haden, ha messo il suono del proprio sassofono al servizio di grandi nomi del rock e del pop: Rolling Stones, Frank Zappa, Steely Dan, Carole King, Joe Cocker, giusto per citarne qualcuno.
Per ascoltare del buon jazz non bisognerà comunque aspettare il mese di marzo. Il 3 febbraio, infatti, nella sala M2 del teatro di via De Magistris, per il Jazz Club Network approderà alle 18.00 Nduduzo Makhathini, pianista sudafricano il cui nome negli ultimi anni ha suscitato parecchio interesse nei circuiti internazionali, tanto da indurre la prestigiosa Blue Note a pubblicare gli album Modes of Communication: Letter from the Underworlds, nel 2018, e In the spirit of Ntu, nel 2020, dove Ntu, come precisa l’autore, è “il luogo in cui risiede la nostra totalità, la nostra essenza spirituale”. Influenzato da McCoy Tyner e Coltrane, ma anche da Ibrahim e Weston, con lui ci saranno Zwelakhe-Duma Bell Le Pere al contrabbasso e Francisco Mela alla batteria. Ingresso 10 euro. Il trio sarà poi di scena il giorno seguente al Vecchio Mulino di Sassari alle 19.00.
In primavera inoltrata arriverà Camille Thurman, sassofonista e cantante newyorkese dalle collaborazioni trasversali: Kenny Barron, Wynton Marsalis, Roy Haynes, George Coleman, Dr. Lonnie Smith, George Benson, Diana Krall, Chaka Khan, Alicia Keys, Erykah Badu, Missy Elliot. La tenorista statunitense, il cui stile strumentale affonda le radici in Dexter Gordon e Joe Henderson, mentre quello vocale deve non poco alle varie Sarah Vaughan, Betty Carter, Ella Fitzgerald, sarà affiancata dal quartetto di Darrell Green, batterista eclettico tra i più ricercati della scena contemporanea, con Wallace Roney Jr. alla tromba (figlio dei mai dimenticati Wallace Roney e Geri Allen), David Bryant al pianoforte e Paul Beaudry al contrabbasso. Il gruppo si esibirà il 18 maggio a Sassari e il 19 a Cagliari. Anche questo da non perdere.
(Ernie Watts, foto di William Claxton)










