Versioni su versioni, adattamenti drammaturgici, riscritture coreografiche accompagnano da tempo i grandi titoli della danza. Tra i classici dell’arte di Tersicore, è Il ‘Lago dei cigni’ ad aver subito negli anni le mutazioni più imprevedibili. Gli esempi illustri non mancano: nel 1976 John Neumeier immaginò Siegfried avvolto da follia, omosessualità e suicidio; esattamente dieci anni dopo, Mats Ek adattò la partitura coreografica delle donne-cigno per maschi pennuti; a metà anni Novanta Matthew Bourne, colpito dall’aggressività della musica di Ciajkovskij che il balletto classico nasconde, mise in scena un corpo di ballo maschile dove tra rimandi omosex, la figura di un principe indolente soffocato dal protocollo, ironia pungente e satira, si poteva leggere tra le righe un richiamo alla Royal Family. E poi il “Swan Lake Reloaded” di Fredrik Rydman, dove i cigni erano per la prima volta delle prostitute e il perfido Rothbart un pusher, quello sudafricano di Dada Masilo, con il principe che appena poteva si avvicinava al Cigno nero, ragazzo in tutù scuro e scarpette a punta, il Lago estone di Aleksander Pepelyaev ambientato in un polveroso scantinato e quello del greco Kostantinos Rigos pensato in un campo nomadi. Fino a Swan del bretone Luc Petton, con ballerine e cigni veri in scena.
Alle tante reinterpretazioni, che a ogni modo non finiscono qui, si è aggiunta da qualche anno la rilettura in chiave contemporanea neoclassica di Fabrizio Monteverde con “Il lago dei cigni, ovvero il Canto”, già approdata in Sardegna nel 2015 con il Balletto di Roma, e ora attesa nell’isola per cinque recite allestite da Cedac e con la stessa compagnia: 23 e 24 novembre al Teatro Verdi di Sassari alle 21, il 25 e 26 al Teatro Massimo di Cagliari con due spettacoli in programma alle 20.30 e una pomeridiana di domenica prevista per le 16.30.

La novità di questo tour riguarda la presenza di Carola Puddu nel ruolo del Cigno nero, mentre il Cigno bianco sarà interpretato da Roberta De Simone. Per la 23enne ballerina cagliaritana, formatasi nella scuola dell’Opera di Parigi, si tratta di un ritorno nel capoluogo sardo nel giro di pochi mesi. “In luglio ho partecipato a una serata di beneficenza per sostenere il Progetto Venus realizzato dalla sezione sarda dell’associazione Salute Donna ODV, mentre a fine agosto ho fatto da testimonial alla piattaforma NID dedicata alla nuova danza italiana, che da anni coinvolge regioni e città del nostro Paese”, afferma la danzatrice.
La rilettura di Monteverde mescola l’eterna favola noir con il Canto del cigno di Cechov, immaginando una compagnia di danzatori alle prese in tarda età con il balletto simbolo della danza classica, ma anche con un guardarsi indietro e le trasformazioni causate dallo scorrere del tempo: “Nel primo atto danziamo con maschere che ci rendono vecchi. La vecchiaia è una fase della vita che non accettiamo, come non accettiamo il fatto che una carriera possa finire. Se avrò la fortuna di arrivare a una certa età, mi auguro di arrivarci serena, consapevole del fatto che c’è un tempo per tutto e per tutti e che ho speso bene la mia vita. Quando smetterò di danzare mi piacerebbe dedicarmi all’insegnamento e non alla coreografia perché è una cosa che non sento mia. Quella del coreografo è una dote. Puoi anche non essere un bravo ballerino, ma avere quel tipo di qualità”. Carola Puddu ha iniziato a fare danza dopo aver visto un musical: “Sto pensando di iscrivermi all’Accademia del musical per avvicinarmi a questa forma d’arte, anche se il mio lavoro per via dei tanti impegni che ho non mi permette di avere una formazione continua. Interpretare un musical è uno dei miei sogni. Quello che mi è piaciuto di più è stato Cats”. Per tante ballerine di danza classica, Svetlana Zakharova rimane il punto di riferimento: “E’ il top del top, ma personalmente ho sempre guardato ad altre figure, come Marianela Nunez e Alessandra Ferri. La danza della Zakharova è una danza perfetta e naturale. Solo lei riesce a fare quello che fa in quella maniera. Io invece sono una ballerina costruita. Anche se sono nata con delle doti fisiche ed estetiche, ho dovuto costruire tutto, la tecnica dei salti e quella dei giri, ad esempio”.
Un danzatore sui dettagli lavora in sala prove, ma in scena serve un processo mentale velocissimo che può trasformarsi in ossessione: “Il palco è la sala prove moltiplicato per dieci. Tutto quello che fai nelle prove in scena si amplifica. Bisogna sempre avere nervi saldi, anche perché non tutti i palchi che calchiamo sono uguali. Magari troviamo quello che ha la pendenza, o un altro che è scivoloso, quello ha le quinte e quello che non le ha. Uno si deve adattare. Adattarsi mantenendo la concentrazione è la cosa più difficile”. Virna Toppi, prima ballerina del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, ha deciso a un certo punto della sua vita di mettere altro davanti alla danza e in agosto è diventata mamma: “Condivido la sua scelta e spero che capiti anche a me. In futuro vorrei avere dei figli”. In dicembre Carola Puddu vestirà per la prima volta i panni della Fata Confetto nell’immancabile classico natalizio Schiaccianoci. Domenica mattina alle 11 nel foyer del Teatro Massimo, Carola Puddu sarà presente all’incontro organizzato da Cedac in collaborazione con Asmed e Find per la presentazione del libro di Carmela Piccione “Passi di danza“, settant’anni di storia del Balletto di Roma, arricchito da interviste e testimonianze che ripercorrono la storia della prima compagnia privata italiana di danza fondata da Franca Bartolomei e Walter Zappolini. All’incontro interverrà Luciano Carratoni, direttore del Balletto di Roma.










