A otto anni dal suo disco d’esordio, ‘Via Aquiloni’, la cantautrice cagliaritana Chiara Figus, in arte Chiara Effe, torna con ‘Via Giardini’, il suo secondo album registrato e coprodotto a Torino da Alberto Soraci e pubblicato il 21 settembre.

Dodici tracce sapientemente suonate da Alain Pattitoni (chitarra), Veronica Perego (contrabbasso), Arianna di Raimondo (violoncello) , Matteo Mandurrino (violino) , Matteo Giacone (percussioni) e Alice Viglioglia (cori), con la presenza di Federico Sirianni e Alessio Bondì nei brani ‘La danza delle parole’ e ‘La ballata del mare’. Ma anche dodici finestre affacciate sulla strada, sull’amore, sulla quotidianità , sulla ricerca di bellezza, dove Cagliari, città in cui Chiara è cresciuta, fa da sfondo o diviene vera e propria protagonista dei testi. Chiara racconta di sé, ripercorrendo in questo disco gli imprevisti, le peripezie e i cambiamenti di rotta di questi anni di crescita. E lo fa attraverso la musica, da sempre compagna e protagonista della sua vita personale e professionale.
Dopo la laurea in Lettere ed Etnomusicologia, Chiara si trasferisce a Torino, dove ora lavora come insegnante di musica e canzoni per la sua Scuola Delle Canzoni e come insegnante di canto e scrittura alla TMA (Torino Musical Academy). Nel frattempo, scrive musiche per diverse compagnie teatrali italiane. Un’artista talentuosa, una tra le penne più interessanti della nuova canzone d’autore riconosciuta, vincitrice del premio Fabrizio de André nel 2018, con menzione speciale per i testi delle sue canzoni al Premio InediTo 2021 e, inoltre, finalista per Botteghe D’autore 2021 e per il Premio Gianmaria Testa 2023. “Una cantautrice con una skill particolare che la rende rara e preziosa: – commenta Roy Paci, editore di ‘Via Giardini’ – la capacità di catalizzare idee e progetti per favorire la comunità musicale di grandi e piccini al solo scopo di fare del bene alla musica stessa.”
Chiara, raccontaci come è nata la passione per la musica.
Non è nata in un momento preciso. Diciamo che ci sono nata e cresciuta grazie ai miei genitori che hanno sempre cantato e suonato la chitarra, non come professionisti ma come persone che amavano condividere momenti attraverso la musica.

A proposito di influenze, quali artisti e generi ti hanno segnato maggiormente?
I cantautori italiani sono stati il mio punto di partenza: da Battisti, Dalla e De Andrè, quelli più ascoltati e cantati in casa, mi sono avvicinata a quelli della mia generazione. Successivamente ho iniziato a studiare musica brasiliana, un genere molto malinconico, così come il blues, ma allo stesso tempo forte nel suo esprimere un modo di vedere la vita che va ben oltre la musica e i testi: si accettano le cose tristi, si vivono e si elaborano per poi andare avanti, nella speranza di un domani migliore. Dalla musica brasiliana sono passata allo studio del canto jazz, altro genere che mi ha trasmesso tanto e che ha completato la mia formazione teorica musicale.
Cosa vuoi trasmettere con la tua musica?
Spero sempre che le mie canzoni siano cantabili e che riescano a raccontare qualcosa in cui le persone si possano ritrovare, motivo per cui chiedo sempre qual è il brano preferito o quello che è piaciuto meno.
Nelle tue canzoni è quasi sempre presente un richiamo a Cagliari, in modo esplicito o implicito. Che rapporto hai con la città e con la Sardegna in generale e come intendi valorizzarle?
Sicuramente Cagliari e la Sardegna rimarranno nei miei testi e verranno valorizzate ancora di più perché da quando vivo a Torino mi sono resa conto di volerla tenere accanto a me nelle mie canzoni, ma soprattutto di e di volerla raccontare agli altri durante i concerti.
Da tempo ti dedichi a un progetto speciale, gli house concert. Raccontaci un po’ come hai iniziato.
Ho deciso di lanciarmi in quest’esperienza perché mi sono resa conto che l’atmosfera caotica dei locali non mi permetteva di essere ascoltata e di ascoltare come avrei voluto. Ed è così che dieci anni fa avviai gli house concert: pubblicai un post su Facebook a cui molti risposero, mostrandosi davvero interessati. Lentamente questi concerti a domicilio si convertirono in veri e propri tour nei salotti e nelle terrazze in casa di sconosciuti. Ciò mi permette di conoscere nuova gente, di vederla felice nel godersi i miei concerti e di avere un contatto molto più ravvicinato, ben diverso da quell’approccio distaccato dei classici concerti. È una formula che non intendo abbandonare perché, inoltre, mi permette di soffermarmi sulle canzoni, su tutti i segreti e i crastuli che si celano al loro interno.
(La foto in evidenza è di Martina Maruca)










