Sono in lutto il cinema e la cultura in Sardegna. Gianni Olla, critico cinematografico, operatore culturale, intellettuale brillante dai molteplici interessi ci ha lasciato dopo un periodo di malattia, e dopo una vita segnata da una forma di thalassemia piuttosto pesante.
Nato a Cagliari nel maggio del 1951, sin dagli anni dell’università si è interessato alla vita culturale affiancata alla militanza politica nell’area extraparlamentare, ma è nelle attività di cineclub che ha trovato il suo principale interesse, coltivato inizialmente nel Cineforum cagliaritano e nelle maratone di Spazio A a Pirri. Proprio la frequentazione di questi circoli lo mette in contatto con i giovani critici che a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta gravitano intorno alla rivista nazionale Cineforum, con cui Olla collabora fino a poco tempo fa. Inizia così il suo lavoro di critico cinematografico dapprima per Tutto Quotidiano e poi per La nuova Sardegna, di cui è la firma principale per alcuni decenni, che affianca al lavoro per il Comune di Cagliari come operatore culturale.

I suoi molteplici interessi sono testimoniati da una produzione saggistica rilevante e i titoli dei suoi libri evidenziano una costante originalità. Gianni Olla è stato un pioniere negli studi sul cinema, in particolare quello legato alla Sardegna, in cui troviamo filoni di ricerca non ancora osservati prima di lui: il documentarista Fiorenzo Serra, lo sceneggiatore Franco Solinas, il cinema deleddiano, il lavoro televisivo di Giuseppe Dessì, il monumentale volume in cui ricostruisce cento anni di cinema in Sardegna “Dai Lumière a Sonetàula. 109 anni di film, documentari, fiction e inchieste televisive sulla Sardegna” pubblicato nel 2008 da Cuec, migliore opera saggistica al Premio Alziator. E ancora Proust, Kurosawa, il cinema del Sessantotto… Volumi pubblicati per editori regionali e nazionali a dimostrazione di una prospettiva non certo localistica.
Ma sarebbe davvero sbagliato racchiudere il suo contributo alla sfera saggistica e critica. Curioso, appassionato di cinema, così come di teatro, musica, letteratura, arte, attento al prodotto culturale concepito non solo come opera da analizzare ma come processo da coltivare nella società, concepisce il suo impegno a più livelli: quello dello studioso originale, quello del promotore e ideatore di eventi, quello del formatore. Impossibile dire se uno dominasse sugli altri.
Lo rivediamo, infatti, nei corsi e nelle conferenze con la sua verve oratoria capace di rendere accessibili anche i complessi meccanismi di opere d’avanguardia. Sempre pronto ad aiutare un giovane per una tesi o un progetto o a rendersi disponibile per l’aggiornamento degli insegnanti così come per la formazione degli studenti all’università, dove è stato professore a contratto per alcuni anni.
E lo ricordiamo suggerire progetti in chiacchierate informali concluse con schemi di lavoro che si sarebbero trasformati in iniziative importanti o a stimolare la nascita di associazioni culturali come Tredicilune fra gli anni Ottanta e Novanta. Chiacchierate sempre impegnative, perché Gianni Olla non aveva certo un carattere facile: talvolta burbero, mai accomodante e con il gusto per la discussione polemica poneva la dialettica al centro della comunicazione. Ma dietro questa scorza emergeva sempre una disponibilità intellettuale e umana, il senso dell’amicizia, la voglia di coltivare insieme agli altri le proprie passioni, che fossero di lavoro o extraprofessionali come i viaggi, il trekking, il tennis, il buon cibo che, da bravo cuoco qual era, amava mangiare e preparare.
Ci lascia un’eredità importante, con tanti materiali da rivedere e stimoli da coltivare, ma soprattutto ci lascia un modello di intellettuale capace di attuare la lettura del mondo e di sporcarsi le mani nella quotidianità.










