Foto d’epoca, vecchie registrazioni e documenti storici; li custodiamo, pila su pila, nelle nostre case. Relegati negli scaffali, i ricordi si fanno sempre più individuali; eppure, in paesi a rischio isolamento e spopolamento, la memoria può diventare una risorsa e attivare la trasformazione in positivo di una comunità.
A Gonnoscodina, in Sardegna, otto mesi di lavoro collettivo per il progetto di narrazione partecipata “Digiland Gonnoscodina” hanno permesso a compaesani e compaesane di incontrarsi per tirare fuori ricordi dimenticati, interrogarsi sulla propria memoria e scegliere come raccontarla.
Il risultato di questo processo, sempre aperto a integrazioni, è un archivio digitale, accessibile anche grazie ai QR code installati nei luoghi più significativi e frequentati del paese e a disposizione di associazioni e realtà locali che, appropriandosi a modo loro delle testimonianze, decideranno come implementarlo e usarlo.






Il lavoro nei campi e quello in fabbrica lontano da casa; le chiacchiere tra vicini e quelle al bar; le feste patronali e il carnevale; le scampagnate, le gite e tante altre storie di vita stanno ridando forza, nel paese dell’Alta Marmilla, alle relazioni di comunità, regalando nuovi spunti per trasformare la realtà.
Il progetto, finanziato dalla Regione Autonoma della Sardegna e ideato e promosso dall’associazione di trasformazione culturale RiverRun Hub, è già fucina di cooperazione, vista l’ampia partecipazione di importanti realtà e istituzioni del paese: amministrazione comunale, associazione locale Po Baddai Impari, confraternita della Madonna del Rosario e biblioteca comunale.
Lorenzo Mori, ideatore dell’iniziativa e presidente di RiverRun Hub ci ha spiegato che grazie al progetto si sono attivate energie nel fare rete che, specie per via della pandemia, erano rimaste da tempo sopite. “Uno dei primi esempi tangibili degli effetti di questo processo – ci ha raccontato Mori – è ciò che si è messo in moto quando abbiamo fatto suonare le campane del Seicento della parrocchia di San Sebastiano per registrare i rintocchi che un tempo si sentivano durante le processioni. Non succedeva da anni ed è stata un’occasione perché la comunità prendesse coscienza dei danni dell’elettrificazione delle campane e si attivasse per evitarli”.
Social media come strumenti di autodeterminazione
Sui social media di RiverRun Hub sono presenti diverse pubblicazioni con protagonisti gli over 65 di Gonnoscodina: volti divertiti rubano lo schermo, invitano a conoscere il progetto e condividono frammenti di storie di vita.
Obiettivo principale del progetto è fornire alla popolazione gli strumenti per raccontarsi con le proprie narrazioni e così la comunicazione, pensata per essere fuori da qualsiasi logica di marketing territoriale, ha rappresentato uno spazio di autoaffermazione della comunità.
“I social media – ha specificato Mori – sono stati strumenti di autodeterminazione per cittadini e cittadine anziani: la possibilità di esporsi con il loro linguaggio e le loro storie, ricevendo apprezzamento e riscontri positivi, ha rafforzato e continuerà a rafforzare la loro autostima, perché dimostra che quello che hanno da dire è meritevole di essere raccontato e ascoltato e che esiste spazio per la loro identità anche in un ambito che in genere non padroneggiano e dove spesso sono marginalizzati”.
Con la memoria creiamo futuro
Con la memoria possiamo disegnare scenari possibili, fino a creare futuro; pensiamoci la prossima volta che avremo tra le mani una foto ingiallita dal tempo.










