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Cento anni dalla scoperta della tomba di Tutankhamon, la leggenda vive ancora

Di Agostina Urpi
01/10/2022
in Comunicazione e società, Cultura
Tempo di lettura: 5 minuti
Cento anni dalla scoperta della tomba di Tutankhamon, la leggenda vive ancora
(la maschera d’oro)

Sono trascorsi cento anni dalla scoperta della tomba del faraone egizio Tutankhamon, e da quando la maschera d’oro e lapislazzuli che ne ricopriva il suo volto mummificato è diventata il miglior biglietto da visita possibile per una storia ricca di leggende, misteri e congetture.

Per la precisione il 4 novembre 1922 si è scoperto l’accesso al sepolcro a lungo cercato nella già nota Valle dei Re a Tebe, dove avevano già visto la luce le tombe di illustri membri delle dinastie egizie.

Mancavano però all’appello i sepolcri di Amenhotep VI, il faraone eretico, e Tutankhamon, il faraone bambino, cosa che rendeva l’impresa ancora più ambita.

La scoperta in numeri

(le ante della porta dorata)

Cinque sono stati gli anni impiegati nella ricerca di questo sepolcro da parte di Howard Carter, archeologo ed egittologo britannico, finanziato nelle sue ricerche da lord George Herbert, conte di Carnarvon, collezionista. Dopo una prima serie di scavi senza i risultati sperati, riuscendo a convincere il conte a finanziare nuove ricerche, l’anno 1922 è stato proficuo. Dal 4 novembre, giorno in cui si scoprirono i primi gradini, si è dovuto attendere ulteriori 22 giorni per arrivare alla porta. La mummia, ricoperta di gioielli, amuleti e della celebre maschera in oro massiccio, è stata portata alla luce solo nel 1925, dopo l’apertura delle tre sale e quattro sarcofagi adibita a custodirla per l’eterno riposo.

Sono otto gli anni che sono stati necessari a mappare la tomba e a censirne il contenuto. Proprio perché è l’unico caso di sepolcro ad essere trovato intatto dopo oltre tremila e duecento anni (non del tutto, perché i tombaroli esistevano anche nell’antico Egitto e due lievi infrazioni sono state compiute a breve distanza dalla sepoltura), le cautele negli scavi e nella registrazione di ogni ritrovamento hanno richiesto tanto tempo.

Sono stati dieci gli anni della durata del regno del faraone: dal1333 al 1323 a. C, per quasi 19 anni di vita prima della prematura morte avvenuta per cause naturali. La fama di Tutankhamon si deve infatti più al suo sepolcro e ai ritrovamenti che a quanto realizzato nella sua breve vita e alle circostanze della sua morte, molto poco misteriosa ma semplicemente legata a salute cagionevole, probabilmente per via del legame di sangue tra i suoi genitori.

(la camera funeraria)

Sono settanta i giorni impiegati per la scelta del suo corredo funebre, che è il tempo massimo concesso prima della chiusura del sepolcro; questo corrisponde al tempo necessario alle operazioni di imbalsamazione.

5.398 sono gli oggetti rinvenuti e catalogati all’interno del sepolcro. Il corredo funerario, che veniva imbastito all’ascesa al trono del faraone, era generalmente costituito da quanto avrebbe potuto essere necessario al defunto sovrano nell’Aldilà. Tra questi oggetti Tutankhamon vanta l’unicità di aver portato con sé due feti imbalsamati, presumibilmente le figlie mai nate dalla consorte/sorella Ankhesenamon. Il corredo non sarebbe stato tra i più cospicui, considerata la giovane età del faraone e del poco tempo avuto per la sua scelta, ma a renderlo speciale è stato il fatto di essere stato riposto una tomba, probabilmente “riciclata”, posizionata in un luogo molto più difficile da raggiungere e con il tempo da identificare, mantenendolo praticamente intatto dal 1323 a. C. fino al XX secolo.

Pianta della tomba di Tutankhamon. fonti: Theban Mapping Project, Ministero delle Antichità, Egitto; fotografia di Kenneth Garrett

La struttura

La mummia del giovane imperatore è stata rinvenuta all’interno di un sarcofago d’oro massiccio, contenuto a sua volta all’interno di due sarcofagi in legno ricoperti di lamine d’oro con incisioni di pregio, preservati a loro volta all’interno di un sarcofago in granito. Questa sorta di meccanismo a “matrioska” si ritrova anche nella struttura del sepolcro, perché alla camera funeraria si arriva dopo aver percorso una scalinata, un corridoio e un’anticamera. Esiste poi una stanza del tesoro dove sono stati riposti tutti gli oggetti del corredo funerario.

Miti e leggende

Durante questi cento anni la scoperta è stata foriera di notizie che hanno arricchito la conoscenza sugli antichi fasti egizi, ma anche di leggende sempre poi smentite.

Le ragioni sono in parte da attribuirsi alla scarsità di notizie, divulgate inizialmente solo tramite la stampa inglese, patria natià dell’archeologo, cosa che inasprì ancora di più i rapporti tra l’Inghilterra e l’Egitto, sua recente ex colonia. Per sopperire alla mancanza di informazioni che colmassero la curiosità attorno alla scoperta, le poche notizie disponibili vennero arricchite con qualcosa dal sapore esoterico.

Di lì a poco nacque la famigerata Maledizione di Tutankhamon, che vedeva l’anatema lanciato da una presunta scritta sul sarcofago “la morte verrà su agili ali per colui che profanerà la tomba del Faraone” che avrebbe colpito chiunque avesse commesso tale violazione. Forse per scoraggiare i furti, o forse per impreziosire una storia già abbastanza avvincente, la leggenda continua a mantenere il suo fascino benché sia ormai noto che nessuno dei membri dell’equipe che partecipò agli scavi abbia avuto nefaste conseguenze. Lo stesso Conte di Carnavaron, morto nel 1923, non poté assistere all’apertura del sarcofago morendo in modo molto poco affascinante prima dell’evento a causa di una puntura d’insetto.

Misteri ancora da risolvere

(geroglifici su oro rinvenuti nella tomba)
(replica del sarcofago d’oro)

Anche se pare ormai sfumata, ancora si parla dell’ipotesi che la tomba di Tutankhamon sia l’anticamera di un sepolcro ancora più atteso: quello di Nefertiti, matrigna di Tutankhamon in quanto seconda moglie di Akhenaton. A seguito dell’utilizzo di nuove tecnologie sulla base della rifrazione delle onde sonore infatti si è presunta l’esistenza di ulteriori stanze adiacenti al sepolcro del faraone bambino. Recentemente però, quell’entusiasmo è stato mestamente, e in maniera molto meno plateale, placato. Al momento questa affascinante supposizione è definita dagli studiosi difficilmente confermabile.

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