Il 17 giugno 2022 è stato il cinquantesimo anniversario dei primi arresti che si possono considerare l’origine del Watergate. La vicenda, che sfociò nelle dimissioni dell’allora Presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, prendeva il nome dal complesso immobiliare di Washington dal quale partì la fuga d’informazioni su cui poi si basò il caso.
Watergate è quindi il nome dell’immobile presso il quale avvenne l’infrazione, e tale nome, tradotto letteralmente come “Porta d’acqua”, deriva a sua volta dalla sua posizione, poiché situato frontalmente al fiume Potomac.

Gli eventi
La notte del 17 giugno 1972 una squadra di cinque uomini appartenenti al Creep, (Commettee for Reelection of the President), l’organizzazione creata con lo scopo di assicurare la rielezione del 37 esimo presidente in carica, venne sorpresa a commettere gravi violazioni nella sede del quartier generale (chiamata appunto Watergate) dell’antagonista Partito Democratico. Le azioni di spionaggio, che in effetti ebbero come seguito la rielezione di Nixon nel novembre successivo, furono presto attribuite direttamente al Presidente in carica, che si vide costretto, dopo aver più volte negato la vicenda, ad ammettere la conoscenza dei fatti e dunque il coinvolgimento diretto.
Le dimissioni gli evitarono il più che certo impeachment per abuso d’ufficio e ostruzione alla giustizia, e il suo successore in quanto vice nella presidenza, Gerald Ford, dopo circa un mese dal giuramento gli concesse la grazia, giustificandola anni dopo come “l’unico modo che gli permettesse di concentrarsi al massimo sui problemi del paese, e non su quelli di Nixon”.
Genesi di un modo di dire
L’espressione Watergate è entrata nel linguaggio comune come sinonimo di scandalo.
In realtà ad essere (impropriamente) utilizzato è il solo suffisso “gate”, aggiunto ai più disparati e fantasiosi nomi rappresentativi di una vicenda.
A volere essere davvero precisi, il termine gate, come spiega Treccani, è un confisso, cioè: “elementi formanti o formativi dotati di significato proprio, ma che, a meno di casi particolari, non sono usati autonomamente, a differenza del suffisso che ha una sua autonomia” (Introduzione a Il Vocabolario Treccani).
La traduzione di gate è cancello, o porta, ma nell’immaginario collettivo la vicenda del Watergate, e il clamore che ne è derivato, hanno erroneamente portato ad utilizzare il termine in un’accezione poco pertinente. È così che nel tempo si sono succeduti i gate più disparati.
I “gate” più conosciuti

Dagli Stati Uniti arriva nel 1998 il famoso “Sexgate”, legato alle piccanti vicende della presidenza Clinton e della stagista Monica Lewinsky. Il passo a Monicagate e Zippergate (da to zipper ‘aprire la chiusura lampo) è molto breve!
Meno pruriginoso, ma altrettanto invasivo della privacy, il Datagate del 2013, cioè la denuncia da parte di Edward Snowden del sistematico controllo che l’agenzia NSA (National Security Agency) avrebbe a lungo esercitato su privati cittadini, monitorando senza ragioni particolari, se non quella di raccogliere informazioni sensibili, il traffico internet e telefonico.
Persino i problemi di ricezione dell’IPhone 4 hanno coinvolto la Apple nel cosiddetto Antennagate, con numerose polemiche legate all’attribuzione delle responsabilità circa i problemi di comunicazione. Lo scandalo venne superato con un prematuro rientro dalle ferie da parte di Steve Jobs che, ai proprietari del telefono difettoso, promise come risarcimento una custodia in regalo.
Attualissimo il Russiagate, che ha coinvolto il penultimo Presidente USA Donald Trump e le presunte intrusioni russe nelle elezioni presidenziali.
Quasi d’importazione, o comunque con tanto spiito di emulazione, il famosissimo, nostrano Rubygate, legato alla parentela fraintesa tra la giovane Ruby (Karima El Mahroug) e il Presidente egiziano Mubarak. Questo scandalo si differenza dai precedenti italiani identificati sempre con il suffisso “poli” (Tangentopoli, Vallettopoli, Calciopoli, Affitopoli, ecc), richiamando anche in questo caso un errato utilizzo del termine: poli, infatti, da polis, città, a voler richiamare un luogo (o non luogo) dove si concentrano una serie di eventi da evidenziare in connotazione negativa.










