Per la rassegna Akroama “1 € Festival”, lo scorso 25 maggio al Teatro delle Saline di Cagliari in scena “Due Fratelli”, per la regia di Maria Assunta Calvisi.
I “Due Fratelli” protagonisti della rappresentazione sono tante cose: famiglia, affetto, confidenza, simpatia, introspezione, fiducia. Ma quello che non ci si aspetta è la capacità di rendere così tanto l’idea di un qualcosa da arrivare a pensare di essere davvero inclusi in quelle situazioni.
In parte perché moltissimi si riconosceranno in almeno uno dei temi trattati o delle vicende proposte, in parte perché i personaggi sono talmente bene assortiti da sembrare davvero cresciuti insieme, ma il risultato è come aver trovato dei nuovi amici, o aver aperto una parentesi in uno spazio temporale non ben identificato.
Il disagio è presente quasi in ogni scena, ma con delle sfumature che portano a dargli connotazione tragicomica, e la lucidità di alcuni accadimenti, travestiti da disorientamento apparente, trasformano la realtà di tre sconosciuti nella quotidianità di ognuno di noi.
Il “troppo caffè” che fa male alla salute, la “roba integrale che costa un sacco”, i “vocali che non sono la realtà, ma sono solo messaggi”, richiamano quei mondi ormai interiorizzati che a volte, per quanto sdoganati, sono routine, ma che una volta così evidenziati emergono con tutto il loro grottesco realismo.
Quattro mura che dovrebbero dare l’impressione di un ambiente claustrofobico diventano a tratti rifugio, a tratti prigione. Pare di sentirle davvero quelle porte sbattute in impeti di rabbia, così come pare di riconoscere i propri ambienti di intimità ricavati alla bell’è meglio in qualunque delle nostre case.
Resta qualche interrogativo, che non leva nulla al messaggio trasmesso. Salvo poi schiantarsi contro il finale, che al netto di tutto, si capovolge un attimo dopo. La tragedia e l’amore che vanno di pari passo.
Gli attori Noemi Medas, Federico Giaime Nonnis e Leonardo Tomasi non si riesce ad immaginali fuori dai personaggi interpretati, Erica, Boris e Lev, nel racconto scritto da Fausto Paravidino, e il Festival, prosecuzione dell’originaria rassegna nata nel 1999 come “Teatro a mille lire”, conferma il successo e la partecipazione che negli anni ha coinvolto un pubblico sempre più affezionato e curioso, promotore delle produzione isolane sempre di altissima qualità.










