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I sogni di ceramica delle Sorelle Ariu, donne sarde dell’anno

Di Francesca Arcadu
08/03/2022
in Arte, Comunicazione e società
Tempo di lettura: 7 minuti

“In fondo a volte i sogni ci sanno trovare a prescindere da noi”. E’ con stupore e gioiosa incredulità che Cristina e Stefania Ariu, ceramiste di Mogoro trapiantate a Cagliari, accolgono la notizia di essere state prescelte per ricevere il Premio Donna Sarda 2022, istituito dai Lions Club Cagliari Lioness come “riconoscimento a donne sarde per nascita o adozione, che si sono espresse nei campi più diversi e, spesso silenziosamente, hanno raggiunto i massimi traguardi, l’eccellenza”.

Le Ariu hanno ricevuto il premio questa mattina con una cerimonia nell’aula consiliare di Palazzo Bacaredda, a Cagliari, alla presenza della presidente Lioness Eralda Roscia Fenu, del sindaco di Paolo Truzzu e del presidente del Consiglio Edoardo Tocco. Tra il pubblico la grande famiglia delle sorelle, quel bixinau di Cagliari e Mogoro fatto di “zie di sangue e zie acquisite – ha commentato Cristina commossa durante la cerimonia – e di tutte le donne speciali che conosciamo: loro, tutte le barrose che sono in ciascuna di noi meritano il riconoscimento e la gioia che oggi riceviamo”.

Stefania e Cristina Ariu con il premio Donna Sarda 2022

Scherza Cristina Ariu: “Daranno mezzo premio a una e mezzo all’altra visto che siamo in due”, ci ha detto durante una chiacchierata telefonica ricca di racconti e suggestioni prima della cerimonia cagliaritana. “Non avevamo coscienza di poter essere destinatarie di un premio simile ed è bellissimo riceverlo”. Durante un periodo così pieno di eventi drammatici nel mondo, un tale flusso di gioia e attestazioni di affetto, come quello che le Ariu stanno ricevendo dopo la comunicazione del premio, genera energie positive. 

Ed è proprio la capacità di generare ed aggregare energie positive il segreto di queste due sorelle che più di vent’anni fa hanno deciso – su spinta di Cristina – di lasciare Mogoro e trasferirsi a Cagliari per seguire i loro sogni e la loro vena creativa. Nel 2001 nasce Ariuceramiche, che trova casa nel cuore del centro storico di Cagliari in via Costituzione 16, laboratorio e bottega ma anche luogo di creazione di reti umane.

Cristina laureata in storia dell’arte, una maturità d’arte applicata in ceramica per Stefania “mia sorella quella brava”, come la definisce Cristina. Un insieme di preparazione, tecnica, visione e capacità comunicativa che le ha rese riconoscibili e amate in tutto il mondo. Tra i loro progetti più conosciuti c’è la pecora, il piccolo complemento di arredo nato nel 2009, realizzata a mano in argilla pirofila, decorata a incisione con il tipico ricciolo che caratterizza il loro laboratorio.

Pecore capaci di raccontare una visione identitaria sarda proiettata in avanti, tanto da arrivare fino a Londra dove le sorelle Ariu, su invito dell’architetto cagliaritano Pierluigi Piu,hanno realizzato per uno dei locali della catena di ristoranti sardi “Olivo” una parete in terracotta interamente rivestita di texture in rilievo con un gregge di pecore ricciolute. Progetto premiato con il Restaurant & Bar Space Award 2013 di Shenzen in Cina.  

OlivoCarne Restaurant in London
OlivoCarne Restaurant in London

Il loro attaccamento alle tradizioni e alle figure femminili che hanno caratterizzato la loro infanzia si traduce nel 2012, in occasione della Fiera dell’Artigianato Artistico di Mogoro, nel nuovo progetto del “Bixinau”, quel vicinato composto di zie, nonne e bimbe vocianti e “cianciarranti” – come le definisce Cristina – al quale dedicano le loro quindici donne in argilla refrattaria, lavorata interamente a mano, in bianco e nero per lasciare spazio all’essenza del gesto e alle movenze capaci di evocare suoni. 

Nascono così la Barrosa (la più conosciuta), Atzura, Bonixedda, Curiosedda, Indigna, Arrendia, Arroscia, Arrannegadedda, nomi di figure femminili con caratteristiche ben precise, memoria di legami di sangue e di vicinato che le sorelle Ariu sono state capaci di portare con loro da Mogoro a Cagliari e farle rivivere rivivere nella via che ospita la loro bottega: “Il laboratorio è sistemato in un punto che è già di per sé bixinau e funziona molto per creare energia e contatto – dice Cristina – ma anche attraverso lo spazio più ampio dei social.

E’ proprio grazie ai social che durante il lockdown è stato possibile far partire una catena di sostegno agli artigiani e alle artigiane sardi che del contatto umano hanno bisogno per vivere e vendere le loro opere. “Sono state le Barrosette a lanciare il messaggio social, con le loro mani sui fianchi e la loro voce potente e i sardi hanno risposto acquistando i nostri manufatti e sostenendoci con il passaparola”. 

Sono i contatti umani e i legami costruiti nel tempo che le hanno portate ad organizzare, insieme a Francesco Abate, diverse aste in favore della associazione sarda Prometeo, di Ogliastra Informa e per l’associazione Peter Pan Onlus, che si occupano di persone trapiantate e con disabilità. Lo spazio davanti al loro laboratorio si è riempito di amici e pubblico, le serate benefiche hanno raccolto migliaia di euro e altri legami sono stati tessuti. 

Le opere e i bozzetti delle sorelle Ariu per il film “L’Accabadora” del regista Enrico Pau, ispirate al lavoro delle sorelle Coroneo, sono state esposte nel corso della mostra “Alba 1943″  realizzata a Nuoro nel maggio 2017 in occasione dell’inaugurazione del nuovo Teatro Eliseo.

“Spesso ci hanno creduto più gli altri di noi, in quello che facciamo” confessa Cristina, mentre racconta l’esperienza di Londra o l’incarico per l’ideazione e la realizzazione del nuovo portale del santuario di Nostra Signora di Bonaria a Cagliari, rinnovato nel 2016 per il centenario dell’Ordine Mercedario con il patrocinio del Rotary Club, nel quale sua sorella Stefania ha dato prova della sua bravura. Anche in quel caso è stato lo stupore a far accogliere quell’invito, in un misto di modestia e semplicità che è forse una delle loro caratteristiche più belle. 

Stefania e Cristina Ariu
Stefania e Cristina Ariu davanti al Portale del Santuario di Nostra Signora di Bonaria

Ed è con questa spontaneità e con la consapevolezza che le loro donne in argilla vocianti e con le mani sui fianchi siano un po’ la voce di tutte le donne sarde, che nei mesi scorsi hanno dato vita al premio “Barrosa dell’anno 2021”, dedicato a “tutte quelle donne tenaci, ostinate, caparbie, testarde, indomabili, che hanno una meta, uno scopo da raggiungere. Donne che fanno parte della nostra vita e che ogni tanto meriterebbero un premio”, come recitava il “bando” diffuso nella loro pagina social. Hanno ricevuto centinaia di candidature di donne sarde impegnate in numerosi ambiti, premiato la veterinaria Monica Pais, la più votata e anche in quel caso creato legami femminili dai quali far nascere nuove idee. 

“La nostra vita è un insieme di scelte fortunate”, conclude Cristina al termine della nostra telefonata e dopo aver ascoltato i suoi racconti e l’immagine di una Sardegna capace di reinventare la tradizione artistica portandola in giro per il mondo, non si fa fatica a capire perché le Sorelle Ariu siano state scelte come donne sarde dell’anno. 

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