100 canti in 100 borghi è una manifestazione che porta la cultura nei piccoli centri, in quei posti dove la tenacia e l’attaccamento per la bellezza hanno opposto strenua resistenza al grigiore anonimo dei non luoghi virtuali. In un’ottica inclusiva e popolare i canti di Dante Alighieri escono dai soliti palazzi istituzionali per parlare alla gente in modo coinvolgente e diretto.
In Sardegna è stato il comune di Banari a ospitare l’attore Matteo Fratarcangeli, che ha proposto il XXI Canto del Purgatorio nella Piazza San Lorenzo. In questo lungo periodo solcato da timori e incertezza le parole del padre della lingua italiana, sono un approdo piacevole e sicuro per riscoprire l’unicità della Commedia dantesca e la sua peculiarità di essere senza tempo. A settecento anni dalla scomparsa di Dante, infatti, l’opera non pare invecchiata ma si adatta, sotto molti aspetti, anche ai tempi moderni.
Il ventunesimo canto del Purgatorio vede Dante e la sua guida, Virgilio, nel particolare luogo in cui le anime dei prodighi e degli avari scontano la loro pena, in attesa di essere chiamati in paradiso, per avere mostrato un eccessivo attaccamento verso i beni terreni. Qui il protagonista incontra il poeta Stazio, che racconta di come la letteratura sia stata per lui fonte di elevazione e di salvezza. Tra le righe possiamo leggere che, se per Stazio dedicarsi alla poesia ha permesso all’anima di mondare il suo peccato, Dante sta prospettando per se stesso una sorte simile e magari anche per i lettori che, nel gioco delle parti, sono fruitori di un ponte verso l’arricchimento della spiritualità.

Il tour che Matteo Fratarcangeli ha compiuto attraversando l’Italia e percorrendo quattordicimila chilometri, dura da ottantatre giorni e terminerà a settembre, con il completamento dei 100 borghi scelti per portare in scena il recital. Il suo percorso potrebbe essere visto proprio come quello del Sommo fiorentino nel suo viaggio letterario attraverso gli inferi, passando per il Purgatorio e infine assurgendo alla luce. Un’opera carica di simbologie che trova nel gesto dell’attore un simbolo altrettanto forte.
La scelta di evitare i luoghi istituzionali e la precisa volontà di premiare i piccoli centri, soggetti a spopolamento e che, con mille difficoltà e scarsi contributi, non si arrendono al declino, è un esempio di grande rilevanza e il pubblico ne riconosce il valore.
“Il pubblico sta dando molto, è parte attiva della performance, rappresenta la guida del mio viaggio, il pubblico è l’essenza del mio viaggio. Lasciano qualcosa a me ed io lascio qualcosa a loro – ha dichiarato alla stampa Fratarcangeli – maggiormente il pubblico apprezza l’originalità del progetto, l’ardua scommessa di andare in piccoli borghi e di viaggiare per 100 giorni. Inoltre apprezza l’enfasi e la voglia che ci metto ogni sera”.
L’uomo e la società sono al centro di un progetto che mira a promuovere la cultura, a condividerla e portarla nelle strade, perché tutti possano prenderne parte ed elevarsi. La cultura è il mezzo con il quale creare nuove opportunità di crescita. E in questo lavoro teatrale che dell’uomo racconta debolezze e passioni, tutti e tutte possiamo riconoscerci, senza tempo, senza distinzioni.










